Una terapia molto usata in riabilitazione per ridurre dolore e favorire il recupero: ecco come funziona, cosa aspettarsi e quando è indicata.
La Tecarterapia è un trattamento spesso proposto in ambito fisioterapico e riabilitativo. Il nome è un acronimo che significa Trasferimento Energetico Capacitivo-Resistivo (TECAR). È una tecnologia relativamente recente e, pur essendo molto diffusa, è importante chiarire un punto: non è una “cura universale”, ma uno strumento che può essere utile se inserito nel percorso giusto.
La Tecarterapia utilizza correnti elettriche a basso voltaggio e ad alta frequenza. Proprio per questo esistono controindicazioni: in particolare non è indicata per chi porta pacemaker e richiede attenzione in presenza di alcune condizioni neurologiche (ad esempio epilessia), oltre ad altre situazioni che il professionista valuta caso per caso.
Come funziona? Il corpo umano conduce bene la corrente perché è ricco di acqua, ma non tutti i tessuti ne contengono la stessa quantità. In base a questa differenza, il terapista può lavorare su due modalità:
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Capacitiva, più orientata ai tessuti con maggiore contenuto d’acqua (es. muscoli)
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Resistiva, più orientata ai tessuti più “densi” e meno idratati (es. tendini, legamenti, fasce)
La scelta della modalità e dei parametri dipende dalla valutazione clinica, dall’anatomia della zona e dal tipo di problema. Non è un trattamento “standard”: per essere efficace deve essere personalizzato.
Gli effetti principali che si ricercano con la Tecarterapia sono tre:
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Effetto analgesico, cioè riduzione del dolore grazie all’interazione con il sistema nervoso
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Effetto termico (più o meno marcato), che può favorire ossigenazione e vascolarizzazione dei tessuti trattati
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Effetto biostimolante, che supporta alcuni processi di recupero (diverso da quello ottenuto con il laser)
Poiché uno dei suoi punti di forza è la produzione di calore endogeno (generato nei tessuti), la Tecarterapia è spesso più indicata nei disturbi cronici o nelle problematiche che hanno superato la fase di infiammazione acuta. In questi casi può essere un valido supporto per ridurre dolore e rigidità e facilitare il lavoro riabilitativo.
Se ti è stata proposta, il consiglio migliore è inserirla in un percorso guidato: valutazione, obiettivi chiari e trattamento integrato con esercizi e rieducazione funzionale.