Allungare “a caso” può peggiorare la lombalgia: conta come lo fai, cosa stai davvero stirando e se la schiena ha bisogno di più mobilità o più controllo.
“Per il mal di schiena bisogna fare stretching.” È uno dei consigli più frequenti quando compare una lombalgia. È vero che una buona elasticità muscolare può ridurre il rischio di stiramenti e aiutare a sentirsi più “sciolti”. Ma nel mal di schiena, soprattutto non traumatico, lo stretching non è sempre la risposta giusta e, se eseguito male, può addirittura peggiorare i sintomi.
In molti casi di lombalgia si osserva un quadro abbastanza tipico: schiena molto mobile e muscoli della coscia più rigidi o contratti, in particolare i posteriori. Da qui nasce l’idea (spesso corretta in linea generale) di lavorare sulla mobilità delle gambe. Il problema è come lo si fa.
Quando si allungano i muscoli posteriori della coscia in modo “classico” e poco controllato, spesso si mette in tensione anche la zona lombare. Se la schiena è già troppo mobile o irritata, questo può aumentare il carico sui tessuti sensibili e amplificare il fastidio. Uno stretching davvero utile, invece, è mirato: allunga la coscia senza “tirare” la schiena e richiede che il tronco resti stabile e in posizione corretta.
C’è poi un altro aspetto importante: lo stretching non dovrebbe mai essere una prova di resistenza al dolore. Le evidenze più recenti indicano che forzare con dolore o fastidio marcato non aiuta: il corpo tende a difendersi irrigidendosi, ottenendo l’effetto opposto. Inoltre, se l’obiettivo è cambiare in modo significativo la “lunghezza” del complesso muscolo-tendineo, servono tempi e dosi molto maggiori di quelle che si fanno di solito: non bastano pochi secondi occasionali.
Per questo, in caso di mal di schiena, spesso la priorità non è “stirare di più”, ma capire se serve:
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migliorare la mobilità di un distretto specifico senza stressare la zona lombare
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aumentare il controllo e la stabilità del tronco durante i movimenti quotidiani
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ridurre abitudini che mantengono la schiena in posizioni sfavorevoli per molte ore (studio, lavoro al PC, sedentarietà)
Il consiglio più utile è quindi evitare il “fai stretching e passerà” e scegliere un approccio guidato: una valutazione con un professionista permette di capire quali muscoli lavorare, con quale tecnica e soprattutto quali movimenti evitare nella fase dolorosa. Così lo stretching diventa uno strumento intelligente, non un rischio.