Onde d’urto: fanno male? E perché funzionano

Un trattamento efficace soprattutto nelle tendinopatie croniche: può dare fastidio, ma il dolore ha una spiegazione precisa e un obiettivo terapeutico.

Le onde d’urto sono una terapia fisica molto conosciuta e spesso efficace, soprattutto in ambito ortopedico e sportivo. La domanda che viene posta più spesso è: “Fanno male?” La risposta è: a volte sì. E in molti casi non è un “effetto collaterale” casuale, ma una conseguenza del modo in cui questa terapia agisce sui tessuti.

A differenza di altre terapie strumentali (come laser o tecar), le onde d’urto utilizzano onde meccaniche. Attraverso un gel, queste onde vengono trasmesse nei tessuti e interagiscono con la zona da trattare.

Gli effetti principali ricercati sono due:

  1. Stimolo metabolico: favorisce l’attivazione dei processi di riparazione nei tessuti in sofferenza.

  2. “Danno controllato”: un micro-stimolo mirato che spinge l’organismo a riorganizzare il tessuto, migliorare la vascolarizzazione (rivascolarizzazione) e supportare il recupero della struttura.

Questo approccio è particolarmente utile nelle tendinopatie croniche, soprattutto inserzionali (vicino all’attacco del tendine all’osso). Sono condizioni spesso difficili perché i tendini sono tessuti poco vascolarizzati e possono rispondere meno alle terapie basate principalmente sul calore. In questi casi, uno stimolo meccanico mirato può rappresentare un vantaggio.

Proprio perché lo stimolo è meccanico, il trattamento può risultare doloroso, soprattutto se l’area è molto sensibile o se sono presenti calcificazioni. È però importante chiarire un punto: le onde d’urto non vanno viste solo come uno “strumento per rompere le calcificazioni”. In molte situazioni, le calcificazioni non sono la causa principale, ma una conseguenza del problema.

Esistono inoltre due principali tipologie di onde d’urto, legate a macchinari differenti:

  • Onde focali (ESWT): più potenti e in grado di raggiungere strutture più profonde

  • Onde radiali (RSWT): più superficiali, indicate per distretti meno profondi

La scelta tra focali e radiali dipende dal tipo di disturbo, dalla profondità del tessuto bersaglio e dagli obiettivi del trattamento: per questo è essenziale una valutazione professionale.

Se ti è stata proposta questa terapia, l’aspetto più importante è inserirla in un percorso ragionato: diagnosi corretta, scelta del tipo di onde d’urto e integrazione con esercizi e riabilitazione per ottenere risultati stabili nel tempo.

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