Sedentarietà, crescita e sport “a picchi” possono favorire lombalgie già a 14 anni: spesso si risolve con movimento guidato e poche regole chiare.
Il mal di schiena non è un problema solo degli adulti: può comparire già in età adolescenziale. In molti ragazzi i primi episodi iniziano intorno ai 14 anni e, in alcuni casi, l’incidenza diventa simile a quella degli adulti già verso i 18. Questo periodo coincide con cambiamenti importanti nello stile di vita.
Da un lato aumenta la sedentarietà: scuola per molte ore al giorno, spesso seduti, più il tempo di studio a casa. Dall’altro, per “compensare”, si pratica attività sportiva in modo non sempre equilibrato: poche ore settimanali, ma con allenamenti molto intensi o molto specifici. In alcuni casi questo può creare sovraccarichi e non portare il beneficio che ci si aspetterebbe.
Molti dolori alla schiena in adolescenza compaiono all’improvviso e poi migliorano rapidamente. Può dipendere anche da cambiamenti fisiologici della crescita: in certi periodi, infatti, postura e coordinazione possono essere temporaneamente meno stabili. Altre lombalgie, invece, persistono nel tempo e sono quelle che preoccupano di più genitori e ragazzi.
La prima cosa da fare, quando il dolore è ricorrente o dura a lungo, è una valutazione accurata da parte di un professionista sanitario, per escludere condizioni più serie e capire quali fattori stiano contribuendo al problema (postura, carichi, rigidità, forza, controllo motorio).
Se non emergono segnali di patologie importanti, il consiglio più utile è spesso controintuitivo ma semplice: restare attivi. Muoversi, evitare immobilità prolungata e limitare soluzioni “passive” usate con leggerezza (come un uso non controllato di farmaci, corsetti o correzioni non necessarie) aiuta il corpo a trovare un equilibrio.
Durante la crescita, infatti, l’organismo si adatta e si sviluppa anche in base agli squilibri che deve correggere. Un eccesso di correzioni passive può ridurre la capacità del corpo di “imparare” strategie efficaci di movimento e controllo. Per questo, in molti casi, è preferibile puntare su un percorso attivo e personalizzato.
Nella maggior parte delle situazioni, una attività fisica moderata e globale, insieme a pochi esercizi specifici scelti sul singolo ragazzo, è sufficiente per ridurre il dolore, migliorare la postura dinamica e riportare serenità nella quotidianità.