Se durante lo stretching senti formicolii o bruciore, potrebbe essere una tensione “nervosa”: in questi casi servono esercizi diversi, non allungamenti forzati.
“Mi hanno detto che sono rigido come un legno, devo sciogliere i muscoli delle gambe.” È una frase molto comune. Ma prima di parlare di stretching e di “muscoli corti”, c’è una cosa importante da chiarire: non tutta la rigidità dipende da muscoli e tendini. In alcuni casi, la sensazione di gamba “dura” o poco elastica può essere legata a una tensione dei tessuti nervosi.
Un esempio facile da capire è la lombo-sciatalgia: quando il nervo sciatico è irritato, oltre al dolore (bruciore, formicolio, scosse) molte persone avvertono anche debolezza e rigidità della gamba. Non perché il muscolo “si sia accorciato”, ma perché i muscoli controllati da quel nervo tendono a irrigidirsi come meccanismo di protezione, per non aumentare lo stress sul nervo.
Anche senza una sciatica evidente, è possibile avere una certa “rigidità nervosa” legata a vecchi episodi lombari, posture mantenute a lungo o abitudini che rendono il nervo meno “fluido” nel suo scorrimento.
In questi casi, il normale stretching può essere controproducente. Un segnale tipico è questo: durante lo stretching compare formicolio o bruciore dietro la gamba. Quando succede, spesso non stai allungando davvero il muscolo: stai mettendo in tensione il nervo, che non gradisce una trazione prolungata. Il risultato può essere un aumento dell’irritazione e, paradossalmente, più rigidità.
La strategia corretta, invece, prevede esercizi specifici di “messa in tensione e scivolamento” (mobilizzazione neurale): movimenti controllati che aiutano il nervo a recuperare scorrimento e tolleranza, senza stressarlo.
Un fisioterapista può riconoscere questa situazione con test clinici validati e impostare un percorso mirato, utile non solo per ridurre i fastidi, ma anche per migliorare movimento e performance sportiva in sicurezza.